Problemi di Vocabolario

Problemi di Vocabolario

Definizioni come “lieve”, “delicato”, “pesante” sono talmente diffuse nel vocabolario di tutti i giorni da lasciare spazio a un ampio margine interpretativo. Quando si tratta di terminologia estetica professionale, però, la situazione è ben diversa: qui, infatti, tutto ruota intorno a definizioni precise e circoscritte. Eppure, anche in questi contesti specialistici non è raro che l’interpretazione di uno stesso termine differisca da persona a persona; accade, ad esempio, con il concetto di “invasivo” e con i correlati concetti di “non invasivo” e “mini-invasivo”, che spesso creano confusione e incertezze non solo tra gli operatori del settore, ma anche e soprattutto nei pazienti/clienti.

Oggi si tende a sbandierare spesso e volentieri l’etichetta di “non invasivo” e il motivo è presto detto: il concetto di “spesa contenuta” unito a quello di “zero rischi” è una combinazione che alle clienti non può che piacere. Ma cosa significa, letteralmente, "invasivo"? Come molti altri termini medici, la parola ha un'origine latina: deriva dal verbo “invado”, che significa “entrare dentro, penetrare”. Il termine “invasivo” , quindi, definisce quanto un trattamento estetico è “penetrante” o, in altri termini, in che misura lede i tessuti. I trattamenti non invasivi, quindi. non ledono né i tessuti adiposi, né quelli connettivi; vengono eseguiti solo in superficie e agiscono principalmente stimolando le cellule dell’organismo che li riceve. L’altra faccia della medaglia è che la loro efficacia è ovviamente più limitata rispetto ai trattamenti maggiormente invasivi.

Ed è qui che entrano in gioco i cosiddetti trattamenti "mini-invasivi". Esistono alcuni criteri per definirli tali:

  • La possibilità di traumi per la pelle e i tessuti molli è minima.
  • Sono più delicati se paragonati ad altre tecniche che hanno i medesimi obiettivi.
  • Causano dei minimi effetti collaterali (come dolore, gonfiore, ematomi).
  • Sono caratterizzati da tempi di recupero rapidi.

Tenendo conto di questa definizione, appare evidente come l’etichetta “minimamente invasivo” sia tutt’altro che univoca: concetti come “possibilità minima di traumi”, “tecnica delicata” ed “effetti collaterali minori”, pur essendo accolti positivamente da clienti e pazienti, lasciano comunque ampio spazio all’interpretazione personale. L’impressione che se ne riceva è che con un (minimo) sforzo e rischio sia possibile generare il più grande effetto possibile (invasivo). Per quanto riguarda lo sforzo, questa supposizione è grosso modo corretta; quando però si parla di rischi, quelli implicati dai trattamenti minimamente invasivi sono spesso sottovalutati - e, con essi, anche molti altri aspetti.

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