
Fino a pochi anni fa, l’intervento chirurgico era l’unico modo per ottenere sviluppo e rassodamento del seno di soddisfacente evidenza. oggi sono disponibili adeguate sostanze per risultati di tutto rispetto, magari non spettacolari, ma rispettosi della fisiologia e dell’anatomia che la natura ha fornito ad ogni donna
Uno degli elementi più importanti dell’estetica femminile è rappresentato dal seno. Certamente la componente dell’attrazione sull’uomo (che a sua volta ha una importante derivazione edipica) influisce sull’attenzione che ne deriva, ma anche l’aspetto puramente estetico, inteso come armonia e piacevolezza delle forme, ha almeno uguale importanza. E’ per questo che, dai tempi della nascita della cosmesi, i ricercatori (o più spesso i commercianti) hanno sfornato migliaia di prodotti che promettevano miracolosi volumi e consistenze, con inevitabile successiva delusione delle consumatrici.
L’avvento della chirurgia estetica, nata in un primo tempo per correggere difetti fisiologici (ipertrofia, sviluppo deficitario, rilassamento muscolare) è poi deviata verso interventi su seni di grandezza o forma accettabili, per trasformarli in quelle innaturali “bocce” di silicone che ormai, sembra, stanno condizionando anche la valutazione estetica, andandone a costituire il modello. Tipico il caso di quella concorrente del Grande Fratello, giovane e dotata dalla natura di una più che piacevole terza misura, che ha voluto trasformarla chirurgicamente in una sesta, e per questo, dichiaratamente, è stata scritturata per programmi televisivi e conseguenti calendari (nei quali i giorni e i mesi sono la cosa meno importante!).
Comunque, fino a pochi anni fa, l’intervento chirurgico era l’unico modo per ottenere sviluppo e rassodamento di soddisfacente evidenza. La cosmetologia se ne stava in un angolo a guardare, perché da quando, giustamente, erano stati proibiti gli estratti animali con contenuto ormonale (estratti di ghiandola mammaria bovina, soprattutto) solo l’estratto oleoso di luppolo poteva dare qualche modesto risultato.
Per un approccio cosmetologico alle problematiche del seno (rilassamento, volume) è necessario anzitutto esaminare le componenti anatomiche della zona interessata: la massa del seno, costituita dalle ghiandole mammarie e da una massa lipidica, è sostenuta da strisce muscolari, con l’aspetto di bretelle. I difetti legati alla natura del soggetto, e che quindi possono apparire anche in giovane età dopo la fine dell’adolescenza, sono soprattutto la deficienza di volume e, più raramente, una deficienza di tono muscolare. In età più avanzata, specie dopo i quaranta anni, anche nei seni normali per forma e grandezza si possono avere diminuzione di volume (con conseguente “caduta”) ed eventuale contemporaneo rilassamento della massa muscolare. Ne risultano mammelle “a frittella” o “a pera”, non particolarmente gradevoli alla vista. L’intervento cosmetologico deve quindi intervenire separatamente su questi problemi, con adeguate sostanze, che oggi sono disponibili per risultati di tutto rispetto, magari non spettacolari, ma rispettosi della fisiologia e dell’anatomia che la natura ha fornito ad ogni donna.
Per il rinforzo e la tonificazione delle “bretelle” muscolari, da qualche anno la biotecnologia ha messo a disposizione del ricercatore cosmetico alcune sostanze (della serie dei famosi “peptidi”) che riproducono frazioni proteiche sia del collagene che dell’elastina, e che fungono da “molecole messaggere” per “suggerire” alle cellule di intensificare la produzione di queste due proteine, importantissime per la struttura e la forza muscolare. Questa azione, che evidentemente è valida anche per altre parti del corpo (viso, glutei) contrasta la minore produttività delle cellule nel caso di problemi legati all’avanzamento dell’età (crono-invecchiamento), ma è utile anche quando questa minore produttività e fisiologica è legata a un incompleto sviluppo post-adolescenziale.
Ovviamente, accanto a questi prodotti “urto” riprendono valore anche molti estratti vegetali, che aiutano la “naturalezza” dell’intervento cosmetico: Fra i tanti, la Noce verde (Juglans Regia), la Centella Asiatica, l’estratto di Caffè verde (Coffea Arabica).
Molto interessante, fra i cosiddetti “nuovi estratti” l’estratto di Euglena Gracilis, una micro-alga che agisce durante la notte come sorgente di fosfoinositidi, stimolando la mobilitazione del calcio e la sintesi dell’ATP (Adenosin-Tri-Phosphate), fondamentale per la produzione muscolare.
Per quanto riguarda invece il volume del seno, dobbiamo innanzitutto tenere presente che un maggior volume, entro certi limiti, dà anche maggiore sodezza e un aspetto più sostenuto, e perciò non si può prescindere da esso in un trattamento di rassodamento.
L’intervento sulla ghiandola mammaria, che fa parte del volume del seno, è molto problematico, proprio perché il suo volume è legato alla quantità di ormoni femminili presenti (soprattutto Estradiolo e Progesterone) che non è modificabile cosmetologicamente. Tuttavia il già citato Luppolo (Humulus Lupulus) ha un contenuto di steroidi precursori ormonali, che possono essere utilizzati dalle ghiandole mammarie solo come materia prima base.
Più varie sono le possibilità legate allo sviluppo della massa grassa. Alcuni estratti “nuovi” di piante hanno mostrato interessantissime proprietà di sviluppo degli adipociti (le cellule che producono il grasso) come per esempio la Anemarrhena Asphodeloides o che ne favoriscono l’immagazzinamento, come la Commiphora Mukul, una pianta africana, simile alla Mirra, che gli indigeni usano per favorire lo sviluppo del seno nella prima adolescenza (pratica altamente sconsigliabile sul piano della salute) e che ha dato risultati molto interessanti nel cosiddetto “plumping” del seno, cioè riempimento e risollevamento.
Fra le materie attive complementari, ma non per questo meno utili, possiamo considerare la Kigelia Africana, che contiene polisaccaridi ad alta tenuta meccanica, che operano un vero e proprio “lifting” del seno, contribuendo efficacemente al risolleva mento: utilizzata assieme ai tonificanti muscolari dà risultati piuttosto evidenti.
E infine, non vanno dimenticati i precursori dell’Acido Jaluronico, dal nome INCI: Hydrolyzed Glycosaminoglycans che aiutano a trattenere l’acqua nello strato fondamentale del derma, in difetto della quale tutte le sostanze citate prima avrebbero uno scarso risultato, oltre a costituire essa stessa una “massa solida” importante.
Guido Rovesti, cosmetologo. Istituto Paolo Rovesti, Milano